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In un contesto dove la donna
cercava un suo posto nella società
e nella Chiesa, Vincenzo si fece
portavoce e fautore di tale ansia di
rinnovamento e interpretò il desiderio
di trasformazione e cambiamento
Esse rappresentavano, oltre al fattore devozionale e di culto, una "ri-
sposta dal basso e spontanea" alle ondate di miseria e di pauperismo
che periodicamente affliggevano le popolazioni rurali ed urbane.
In tutta Italia vennero fondati numerosi ospizi e ritiri per anziani, minori
abbandonati, giovani donne, inabili, vedove, in un quadro di una sempre
più viva sensibilità per i temi della famiglia e dell’infanzia.
Non è un caso che in quel periodo molte proposte di cambiamen-
to giunsero da ambienti religiosi, miranti a una migliore organizzazione
dei ricoveri, e più tardi, a un generale ripensamento del sistema caritati-
vo. In tale prospettiva la scoperta del “sociale” – che portò a una sot-
tolineatura della centralità del momento sanitario e ospedaliero, nonché
dell’importanza di un associazionismo libero da vincoli di ceto – mise in
discussione molte delle forme ereditate dal passato, ma non un comu-
ne riferimento ideale.
In questo quadro di sviluppo e creatività della carità, un ruolo
prioritario lo ha Vincenzo de Paoli con il suo impegno nella valoriz-
zazione della donna.
In un contesto dove la donna cercava un suo posto nella società e
nella Chiesa, Vincenzo si fece portavoce e fautore di tale ansia di rinnova-
mento e interpretò il desiderio di trasformazione e cambiamento.
Oltre alla grande innovazione in ambito ecclesiale, introdotta dalle Fi-
glie della Carità, Vincenzo diede un nuovo impulso al ruolo della donna
laica nella società (e nella borghesia). Nel '600, le donne riscoprirono un
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